16

settembre

2017

Frainteso – Fine

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Era una faticaccia ed ero sempre più incredulo, ma ci credete che tra bufale e vaffanculo, sputi e gesti dell’ombrello, non facevamo che crescere e conquistare? Avevamo luogotenenti e generali, sicari silenziosi e boia editoriali: era una religione, ecco perché funzionava. Abbiate fede in me e nella post-verità, cantate il salmo del vaffanculo e il regno sarà vostro, senza vaccini né scie chimiche, uomo sulla luna e migranti palle al vento in hotel cinque stelle. Fede fede fede, macché prove, fanculo i dati, noi facciamo i miracoli, noi siamo il miracolo! Martellate, demolite, andate e replicatevi.

Ecco, ci siamo capiti. Insomma, per farla breve, vi dico solo che a un certo punto andammo a governare, e quello… Bè, quello sì che fu un gran casino. Cioè dai, che cazzo ne sapevamo di come si governa un paese? Il filmino coi consiglieri comunali è fico, ma quando ti fai un selfie con la tedescona triste, allora forse sei andato troppo in là. E io c’ero dentro fino al collo: una sera mangiavo linguine alle cozze e tre anni dopo ero io il partito al governo. Ma che è, uno scherzo?

Fu così che misi su la cosa del rapimento, e per un po’ me la sciallai: scuse, pianti e accuse, servizi segreti all’indice, sputtanamenti colossali, sommosse, lacrimogeni… E io? Io mangiavo formaggio e olive vista mare, all’ombra dei pini e degli oleandri. Come dici, senso di colpa? E perché mai, suvvia, mica lo volevo tutto questo, voi lo volevate, non io: voi.

Poi mi trovarono. Quel ragazzino col suo cellulare… Avete presente, no, le foto dove sembro un incrocio tra un angioletto decrepito e un’otaria spiaggiata? Ecco: mi accusarono di truffa, procurato allarme, sovversione, eversione, evasione, simulazione e, credo, invasione di campo, fuorigioco e fallo laterale. La fede dei miei era incrollabile, ma ero io, a quel punto, che non ne potevo più, che volevo solo dirglielo che il gioco è bello finché dura poco, ma come facevo? Come, eh?

Solo che poi, quando m’hanno portato in tribunale con quel codazzo di giornalisti e i flash e le domande, alla fine gliel’ho detto. Alla fine il sacco l’ho vuotato: ragazzi, ho buttato lì esasperato, ma perché cazzo avete dato retta a un comico? Sapete cosa fanno i comici? Fanno ridere, ecco cosa fanno. Questo volevo io, farvi ridere! E invece, dopo quarant’anni d’esperienza nel settore, tutto d’un botto mi prendete sul serio. A me! Mavaffanculo ragazzi, ero solo un comico. Un comico, ok?!

The End

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