04

settembre

2017

Lo fanno tutti

by | Micro racconti | 0 comments

Non faceva che zoppicargli tra i piedi, la vecchiaccia: alla bilancia l’aveva spintonato piazzando le sue tre pesche sul piatto e lasciandolo lì coi pomodori da sugo a 0,69 al chilo in braccio. Idem due minuti dopo, quando lui stava strappando i sacchetti e lei si era portata via il rotolo intero. L’aveva poi vista al banco della gastronomia attaccare una ragazzetta tra spruzzi di saliva e clacchettare di dentiere. Non aveva il numeretto, la stronza, ma blaterava di rispetto come se la parola fosse tutta e solo per lei, qualcosa che gli altri le dovevano e punto e basta, questo è quanto e tanti saluti.

Lui era tutto sommato un buon uomo, non un genio ma un buon uomo, anche se di una bontà non infinita e ormai rancida: niente lavoro, la moglie da accudire, un figlio con problemi di apprendimento, le cartelle esattoriali e l’affitto in sospeso da troppi mesi… Quando la vecchiaccia aggredì la cassiera perché il buono sui pelati non passava in cassa, quando la vide fuori del supermercato vomitare insulti sul senegalese che sistemava la spesa per l’euro dei carrelli, quando infine la trovò al bar con Camparino e tramezzino che armeggiava con quel rotolo di banconote troppo grosso…

La aspettò dietro l’angolo del parcheggio posteriore dove s’affacciavano negozi falliti e non passava mai nessuno. Lei non lo vide e di certo non lo udì, sorda doveva essere sorda, quando le piombò alle spalle. La mazzata tra collo e orecchio fu così violenta che quella sparò la dentiera a un paio di metri mentre s’afflosciava come una pera sfatta. Lui attese due secondi, vide che la bastarda non si muoveva, afferrò pesche e borsetta e a passo svelto si defilò. Ci pagò tre mesi d’affitto, con quei soldi, e gli rimasero mille euro e spicci, e quando lesse sul Gazzettino che era schiattata per emorragia cerebrale, in fondo in fondo non si sentì poi davvero colpevole. Se lo meritava, la lurida, senza contare che ormai era tutto una giungla, e quando devi lottare per sopravvivere non c’è educazione che tenga, quando è in ballo la sopravvivenza allora vale tutto. E se mai gli venne qualche dubbio in proposito, un accenno di senso di colpa o un pelo d’ansia al risveglio, gli bastava guardare la TV o aprire Facebook per capire ch’è proprio così che va il mondo e lui, finalmente, l’aveva capito. Proprio come tutti gli altri. Proprio come fanno tutti.

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