16

agosto

2017

Incontri – III

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L’abbazia era così vasta che impiegò alcuni minuti solo per costeggiarne due lati. In fondo al muro di cinta c’era una cancellata e la cancellata era aperta e dietro di essa, all’interno, c’era una fontana d’acqua ghiacciata. Era lì che era diretto quando nello svoltare poco ci mancò che travolgesse la ragazza. Lei scartò da una parte, lui dall’altra e tirò i freni e solo per miracolo non finì a terra con le ruote che grattavano la ghiaia.
– Tutto bene? – gli domandò lei con quella cadenza particolare. Gli sorrideva visibilmente in apprensione, con il busto proteso in avanti e le mani giunte davanti al petto.
– Tutto bene. – rispose lui.

All’altezza del cancello la sterrata incrociava il viale asfaltato che usciva dall’abazia per congiungersi più avanti alla provinciale. Era lì che lei aveva appuntamento, ma chi la doveva venire a prendere era già in ritardo di mezz’ora e forse anche per questo, così almeno s’immaginò lui, aveva voglia di parlare. Per questo, per ingannare l’attesa, o perché aveva tante cose da dire in quel suo primo giorno laico dopo venti e passa anni. Cominciarono con le solite frasi di circostanza sul silenzio di quelle ore, la bellezza della luce tra le foglie dei platani, i profili severi e floridi dei colli (lo sa che sono vulcanici?), e di lì passarono a tutt’altro. Col senno di poi, l’incontro non durò che una ventina di minuti, ma a lui parve di essersi fermato a parlare per un’eternità mentre le ombre si ritiravano dai campi e dall’interno giungevano canti sacri ed emozionanti.

Gli raccontò che da suora aveva viaggiato in Brasile, in Guinea Bissau, e negli ultimi quattro mesi si era fermata all’abbazia. L’avevano mandata lì per un periodo di esercizi spirituali quando aveva confidato che le stava venendo meno la vocazione. Mica che non credesse più in Dio, questo no, ma deve essere un sacrificio di tutta Cindy, capisci, un sacrificio bello, non che Cindy lo sente come un sacrificio qualunque, uno che tieni duro ogni giorno, perché allora…
E così, dopo quattro mesi e a 38 anni, Cindy della Nuova Zelanda aspettava all’angolo di una stradina di campagna chi la introducesse al suo primo giorno della sua terza e nuova vita. Il lavoro gliel’avevano trovato i frati: andava ad assistere un ragazzo che in seguito a un incidente sportivo aveva subito danni irreversibili, ha trent’anni ma è come un bimbo di due, gli spiegò. Lui annuiva e l’ascoltava, sorrideva e si sentiva misero di fronte a Cindy che col sorriso in volto fronteggiava il terrore che le annodava le mani sul petto e contro la gola. Avrebbe voluto fare qualcosa, rassicurarla o anche solo farla ridere, ma non trovò niente di significativo da dire. Poi la macchina arrivò.

Cindy lo abbracciò e fece per incamminarsi quando d’improvviso gli prese la mano.
– Certi sacrifici sono buoni, certi sono cattivi. Ricordalo, ricorda Cindy.
– Ma come si fa a distinguerli? – domandò lui con un groppo in gola.
Cindy sorrise e si strinse nelle spalle. – Se ti perdi sono cattivi. Se invece cedi un po’ di te allora sono quelli buoni.
– Se cedo un po’ di me sono buoni?
– Se cedi un po’ di te è solo per fare spazio a qualcosa che sennò mica ci stava. – gli disse lei. Lui la guardò salire in macchina e allontanarsi, e dopo un po’ rimontò in sella e riprese a pedalare.

…to be continued.

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